08 giugno, 2007

Alcune cose ti parlano del passato

E ti riportano a quando non arrivavi a un metro, ma eri tu, ti sentivi tu. Se ti ricordi così bene dei dettagli, vuol dire che anche a meno di un metro eri tu.

La palla era celeste, di plastica, e tu la tiravi per ore, prima di cena, nell'aria azzurra, prima che tua nonna ti chiamasse "nanin, vegn in cà!", e solo tu la capivi perché era l'unica nonna del nord tra tutte le nonne dei tuoi amici.

Una volta hai mangiato una rosa, perchè l'avevi visto fare in un film. Poi ti sei preoccupata che la rosa germinasse in qualche piega del tuo corpo e ti potessi svegliare con boccioli di rosa che spuntavano dalle orecchie. E poi ti sei divertita all'idea, e hai sognato per anni che succedesse.

Ad un certo punto non hai più avuto paura del buio, anzi, lasciavi i biscotti per i lupi che ti si diceva vivessero sotto il letto "signori lupi, volete i biscotti al cioccolato?" e tu, anche oggi, adori i biscotti al cioccolato.

E la tua penna con le stelline, te la ricordi lei, perché l'hai dimenticata sull'unica casa su un albero della tua vita, l'unica su cui sei mai stata perché il terrore del vuoto, quello lì, non l'hai mai superato ed ancora oggi ti attanaglia anche se sali su una sedia. Ma quell'albero era bellissimo, di quelli con le foglie a cuore, d'argento, che cantano. Probabilmente la tua penna con le stelline è ancora lì, a scrivere storie di foglie che cantano.

Tutte queste cose, e molte altre, ti si sono fermate tra le scapole (le avevi "alate" tu, e ti sembrava di poter essere un uccellino, perché nessuno ti aveva spiegato che non era proprio così) e ti parlano del passato, in questa sera qui in cui hai realizzato che la tua amica è diventata mamma e che, anche tu, stai diventando grande.

05 giugno, 2007

laLila ed i Sud Sound System nella Smart

Se nu te scierri mai delle radici ca tieni
rispetti puru quiddre delli paisi lontani!
Se nu te scierri mai de du ede ca ieni
dai chiu valore alla cultura ca tieni!

(...)

Difendila! Quannu poi difendila!
E’ la terra toa, amala e difendila!
Ntorna moi, difendila! Quannu poi difendila!
E’ la terra toa, amala e difendila! De cine?
De ci ole cu specula e corrompe, difendila!
De ci ole sfrutta l’ignoranza, difendila!
De ci ole svende l’arte noscia, difendila!
De ci nu bole crisca ancora, difendila!
Pe ci nu tene chiù speranza
Pe ci ha rimastu senza forza, difendila!
Pe ci nu pote ma nci crite, difendila!
Pe ci nu te pote secutare, difendila!

(...)

Me la difendu, stritta e forte cullu core
quista è la poesia ca crea sta terra cull’amore.

E quindi eccomi qui, allegra, terrona e "radicata alli greci e bizantini"!

04 giugno, 2007

01 giugno, 2007

Qualcosa sta, impercettibilmente, cambiando...

Ieri sera corso di sommelier.

Per la prima volta senza Fab. Nella mia incostanza storica, avevo quasi deciso di non andarci, così, perché all'ultimo momento io mi stufo e cambio idea, ma poi ho deciso che Fab non avrebbe potuto fare a meno dei miei bellissimi appunti.

E Fato, capriccioso ma indulgente con una laureata in lettere antiche, ha fatto sì che io fossi premiata.


"Con la grande coppa vieni spesso tra i banchi della nave veloce, e togli i tappi agli orci panciuti; fino alla feccia spilla il vino rosso: noi, in questa guardia, non potremo essere sobri.
* * *
Sul banco della nave sta la mia focaccia impastata; sul banco della nave sta il vino d'Ismaro; disteso sul banco io bevo.

Di lottare al tuo fianco, come di bere quando ho sete, di questo ho voglia."

(Archiloco, Fragmenta, VII sec. a.C.)


C'era profumo di cera nel vino, ed io sono stata l'unica, ma dico l'unica, a sentirlo, e l'ho sentito davvero, netto, pulito e deciso come se qualcuno avesse acceso una candela vicino a me!

Il mio naso si sta educando, pianissimo, con una difficoltà incredibile, ma io ho sentito il primo profumo che non fosse profumo di vino. Adesso sono una sommelier in erba anche io, non sono più esclusa dal mondo dei profumi, ed è stata una grandissima consolazione, visto che ciò che accompagnava la degustazione erano le diverse tipologie di olii, ed io odio l'olio.


Però, il mio naso ha già una richiesta: vorrei tante boccettine, come quelle magiche di Maga Magò, ognuna con un'essenza, il kit perfetto per la sommelier in erba. Così io annuso e imparo i profumi, per poi riconoscerli nel vino.

Perché, se continuo ad ignorare (cosa sia e) che profumo abbia l'icis, non diventerò mai la più brava!

31 maggio, 2007

Sei tu

Sei il cielo turchese di ieri mattina, e l'aria fresca che entra oggi dalla finestra.

E cielo in tempesta, sei, come quello del nostro primo giorno.

Sei difficile come una strada di montagna, di quelle che però portano a vedere tutto con occhi diversi.

Sei una sveglia alle quattro del mattino, lasciare il rifugio e il calduccio del sacco a pelo per camminare con le torce fino all'attacco del ghiacciaio, e all'improvviso girarsi e vedere l'alba sul Monte Bianco.

Non ci sono parole per descriverla, l'alba.

Sei tutta la carta del mondo. In tutti i fogli in cui in questo preciso momento qualcuno sta scrivendo, ci sei tu. Magari un'idea lontana di te, ma ci sei tu.

Sei uno zaino, grande, ordinato, dove finisce di tutto e dove tutto quello che finisce lì, sa che non verrà buttato via. Magari dimenticato sul fondo per un po', ma sicuramente mai buttato via. Ci si trovano tesori, nascosti sotto agende di anni passati e penne senza inchiostro.

Ci sono io, nel tuo zaino, oggi.

Sei una canzone che parla di un amore perduto e della gioia di ogni attimo. E non importa se queste due cose sembrano inconciliabili, lo sono, tu lo sai, ed è per questo che quella canzone, stonata e biascicata, sei tu.

Sei un caffè, denso, forte. Di quelli che schifano le bustine di zucchero. Se ti ci metti sai essere anche un cappuccino, accogliente e rassicurante, con quella schiuma che è una dolcezza che arriva piano piano.

Non sarai mai cioccolato puro, sei misto, tu.

Sei un papavero, ed io una pratolina, e siamo noi.

Sei i fiori quadrati che disegni tu, l'ultima cosa che guardo ogni mattina uscendo dalla porta della nostra casa.

25 maggio, 2007

Pranzo in giardino, oggi

In questo ufficio il giardino è la cosa più bella, è una bolla verde isolata da tutto, con gli alberi, l'erba, Polly la gatta, laLila senza scarpe e la signorina Cesarina Castelli che prende il freschino.

La signorina Cesarina Castelli ha 96 anni e tre denti ed oggi mi racconta che è felice. Mercoledì è piovuto nel suo orto, perfino con la grandine: i pomodori del signor Giovanni purtroppo non hanno passato la notte, la lattuga della signora Pia neppure, ma le sue verze, appena piantate per le future cassouele sono salve, e lei è felice, ché la cassouela con le verze comprate l'ha fatta solo una volta, a 77 anni, e ha creduto di morire (se non è morta è solo perchè di lei non si dicesse "l'è morta giuvina, lè che la diseva mi me vori minga spusà perchè chi sa spusa al mor giuvin").

E' di Como, la signorina Cesarina, ma per un caso strano della vita è finita qui, in un giardinetto nascosto di una casa milanese. E laLila la capisce quando parla, con il suo dialetto ed i suoi tre denti, ed anche la grandine, mi sa, che non ha avuto cuore di rovinarle le verze...

24 maggio, 2007

Lila muta

Ho sempre avuto il desiderio di fare un lavoro che cambiasse il mondo, o almeno qualche abitante del mondo. Che fosse cruciale per il destino di qualcuno. Che fosse un destino.

Ed anche se solo in parte, in piccolissima parte, fare formazione può avvicinarsi a questa Idea. Perché, a volte, i manager antipatici a fine giornata mi sorridono, e gli operai mi invitano a bere la birra con loro. Ed i chirurghi mi fanno visitare la sala operatoria per spiegarmi cosa significa il loro lavoro. E mi scrivono dopo anni per dirmi che si ricordano di me.

Ma.

Questi due giorni sono in affiancamento muto. Muta, io… Ferma su una seggiolina rossa, così “inutile” che oggi ho messo su gli orecchini perché così almeno alcuni diranno: “oggi c’era una ragazza muta e ferma ma con un paio di orecchini bellissimi”…

Ed oggi, anche se amo il mio lavoro, oggi ancora di più soffro di non aver mai visto nessuno salire sul palco urlando "c'è un formatore in sala?"

E quando ho mandato il cv a Medici Senza Frontiere, beh, avrei gradito almeno un gentile diniego.

Ma poi.

Sempre oggi, muta e ferma e con gli orecchini belli, ed in più collegata ad internet grazie al piccolissimo mobile modem del Fab, scopro che c'è di peggio. Avrei potuto fare il "cloud appreciator", l'apprezzatore di nuvole, che sarà bellissimo, ma proprio utile non è. E il rischio c'era, considerando che l'amore per le nuvole, come quello per il greco antico, il sanscrito, il copto e tante altre cose inutilmente astratte e bellissime, di certo non mi mancava...

21 maggio, 2007

LilAddicted e Luimaiuscoli

C'è che fino a settembre non vedrò più il mio telefilm preferito...

E l'ultima puntata di questa serie è finita senza finire, come quando avevo 15 anni e telefonavo d'estate al fidanzatino dalla cabina del telefono, e sul più bello finivo la scheda da 10.000 lire, che durava un sacco, sì, ma mai abbastanza da non lasciare le ultime parole a metà.

C'è che, fra le cose incompiute, devo capire dove è finito l'Uomo di Cuore, e se Rebecca sceglierà di rimanere con l'Uomo Buono o con il suo Luimaiuscolo e, con questo dubbio, la notte ho sognato il finale de "I ponti di Madison County".

Il biglietto "Se le va un'altra cena quando volano le falene, venga domani sera, qualsiasi ora va bene" era già stato scritto, il vestito già comprato, le pellicole già messe in frigorifero, i quattro giorni già passati. Ho sognato il punto in cui Clint le dice "Questa certezza si ha solo una volta nella vita".

Lui era il suo Luimaiuscolo, lei aveva accanto un Uomo Buono, che metteva la salopette e chiedeva il polpettone per cena, ma non era il suo Luimaiuscolo.

Il suo Luimaiuscolo è arrivato, chiedendo l'impossibile che sarebbe potuto diventare possibile, chiedendo di scendere da un furgone accogliente sotto una pioggia scrosciante per salire su un altro furgone e su una vita incerta.

Ecco, ho sognato questo, e mi sono svegliata attorcigliata al mio Luimaiuscolograssettoinverde.

15 maggio, 2007

Buon compleanno!

Perché oggi il mio blog compie un anno...

A lezione!

C'è una candela rossa, oggi, al corso. Perché stasera studiamo i vini rossi, ed il riflesso del vino rosso si studia a lume di candela.

Ci sono io, già un po' brilla per l'aperitivo.

C'è il profumo di pesca dei miei capelli lavati, e spero che non distragga il naso del maestro o del mio vicino (quello del Fab bleffa, perciò non mi preoccupa...) C'è una signora nuova, grassa ed allegra, molto bionda e molto preoccupata per il vino della sua cantina. C'è Noemi, una ragazza con le tette che spuntano da una finestrella a forma di cuore della maglia, ci sono altri, incolori, e tra di loro, improvvisa, una bella giacca gialla. Poi si torna a fare il giro e ci sono di nuovo io, così distratta, così presa dalla punta della penna del Fab che disegna grappoli d'uva, così incantata dal legno del tavolo, pieno e morbido. E felice, perché è bello essere a scuola con il Fab attento, che questa sera sente mandorle tostate invece del biancospino...

Io ora aspetto le olive ascolane, che se no anche stasera torno a casa stropicciata, mentre il maestro spiega le differenze tra le uve toscane e quelle piemontesi, vere antagoniste, e chiude con una frase degna di citazione:
"Il toscano è un gentiluomo: ti ciula ma prima ti regala un mazzo di fiori. Il piemontese è schietto, diretto: ti ciula e basta."

11 maggio, 2007

Nella mia borsa

Cercando gli occhiali da sole, scanso le chiavi, il burrocacao e la moleskine, mi imbatto in un libro che non mi ricordo come sia finito nella mia borsa. Non l'ho comprato, non l'ho chiesto in prestito, nessuno me l'ha regalato. Sarò cleptomane?

La mia borsa è un micro mondo di oggetti sparsi, senza sicurezza. Nella mia borsa ogni volta penso che ci sia il telefonino e invece è in tasca. Dovrebbero esserci le chiavi e invece sono sempre da un'altra parte, tranne oggi, ma non vale perché non stavo cercandole.

Ci sono fogli, biglietti, matite, scontrini, c'è un elastico per i capelli, un anello rotolato in fondo alla tasca interna, liste di vecchie spese mai fatte, un braccialetto con i campanellini colorati che mi piace ma che non metto perché mi colora il polso.

Non ci saranno mai i miei appunti, quelli li porto con me, addosso a me, li abbraccio davanti, stretti. E attraverso Milano, con i miei appunti, prendo il tram, vado in ascensore, salgo le scale. I miei appunti, di sicuro, non si sentono soli.

Cameo per Frida:

Oggi nella mia borsa c'è un quadernino, di carta un po' ruvida, con piccole spirali verdi, ed il profumo di carta nuova. C'è lui, e chiacchiera. Oh se chiacchiera. Mi racconta della grazia di Frida, del modo in cui muove le mani, delle sue braccia forti. E mi chiede di correre a comprare una penna nuova, verde, solo per lui. Ed io gli rispondo "ok quadernino, ma ora fai il bravo, shh".

08 maggio, 2007

Adozioni compulsive

E' maggio, io sono felice, c'è il sole in via Carducci.

C'è chi compra scarpe di continuo,
c'è chi riempie la casa di candele che non accende mai,
c'è chi ha una cravatta diversa per ogni giorno dell'anno,
c'è chi ha almeno venti mascara nel beauty (io solo sei... :-D),
c'è persino chi fuma una sigaretta dopo l'altra,
c'è chi.

Io, oggi, faccio outing...

Quest'anno ho adottato:
  1. Kiluba, elefantessa indiana
  2. Makalha, tigressa thailandese
  3. Zhu Xiong, panda cinese
  4. Aitkanti, tartarughessa caraibica
  5. Salamat, leone dello Zakouma
  6. Eme, lontra gigante brasiliana
  7. James il delfino
  8. Tobia, cane zoppo di San Donato Milanese
Ecco, l'ho ammesso pubblicamente. Però, si sappia, che mi sono emancipata dai bachi da seta, quest'anno li ho abbandonati al loro destino, ma spero che anche senza di me possano star bene... :D

Leggerezza

Prima io conservavo tutto, ordinatamente diviso in scatole a seconda degli anni.

I miei orsacchiotti con gli occhi a bottone, i dentini da latte, i quadernini delle elementari con le cornicette e la mia scrittura grande di allora, di penne cancellabili e di matite morbide.

I miei Topolino e gli altri giornalini, e le gomme da cancellare, e sassi, conchiglie, fiori, perline colorate e biglie.

E dopo i miei panzuti diari, le cartoline, i biglietti dei treni e dei cinema, i foglietti piegati piccoli piccoli delle mie compagne di banco.

E poi la carta da regalo dei regali ricevuti, per ricordarsi di essere una persona che ha ricevuto regali, le carte fruscianti dei cioccolatini, i bicchieri in cui avevo bevuto nelle sere di chiacchiere, e le etichette dei vini più buoni o le foto delle caraffe.

E poi penne senza inchiostro, che mi erano state fedeli, e chissà se una penna sa quali parole andrà a scrivere, quanti numeri, quante liste della spesa.

Ecco, tutte le mie cose conservate nel passato sono lì, guai a chi le tocca, tesori nella mia vecchia cameretta.

Ma ora no, butto via quasi tutto, conservo solo le foto, i libri, le lettere, e pochissimo altro.

Leggera, la memoria storica della Lila di oggi, precisa al millimetro ma leggera...

07 maggio, 2007

Lila will say...

do fa fa fa, do sol mi fa,
do fa si (bemolle) si (bemolle),
la sol fa, sol fa mi... :D

04 maggio, 2007

Pagina 1, quaderno nuovo

Ho giocato e studiato con i numeri,
ho studiato e giocato con gli uomini,
per le strade di Alessandria, la sapiente, la bella nel sole.

Mio l’astrolabio per guidare le navi,
mio l’idroscopio per contare il tempo con l’acqua,
eppure mi ha tradita chi mi chiamava madre, sorella e maestra.

Hanno distrutto la biblioteca ed il tempio,
hanno diffuso la loro fede con la spada,
il mio corpo scarnificato da conchiglie affilate, quelle del mio mare.

Sono una macchia indelebile,
sono la musa,
sono Hypatia.

03 maggio, 2007

Lila Scrivoacolori

In un altro spazio, dove mi chiamavo Scrivoacolori, scrivevo colorando i giorni.

C'erano colori come "color sabato mattina" o "colore del primo bagno della stagione".

Dopo averli colorati, sembrava quasi che i giorni - tutti - venissero rivestiti di una leggera patina di quella sensazione, come se fosse un microscopico e cangiante pulviscolo.

Ricomincio, a scrivere colorato, anche se il colore di queste prime ore del giorno è stato "color della noia bigia", perché ho scritto quello che chiamano un paper su un argomento che è davvero difficile amare, come se fossi rivestita di carta stagnola, come se mi avessero invitato a una festa senza musica, come se qualcuno fosse andato in giro a mangiare i granelli di zucchero dalle brioche.

Però poi ho accarezzato la gatta, ed ecco una valanga di pensieri belli per i prossimi giorni: "color marroncino carta da pacchi di Muji", "color cena di venerdì sera", "color giallo oro del divano a Legnano", "color rosa pesca del mio nuovo shampoo", "color Fab che si sveglia con me", color "verde del mio 100esimo post" e così via.

02 maggio, 2007

Dubbio improvviso

Forse c'è qualcosa di strano se qualcuno mi propone di pagarmi in bottiglie di vino, così tante da ubriacare un reggimento...

Bah. Mi serve del tempo per pensarci... :D

26 aprile, 2007

Regalo per la gatta e il corvo del cortile

All'orizzonte di quell'oceano
ci sarebbe stata sempre un'altra isola,
per ripararsi durante un tifone
o per riposarsi e amare.
Quell'orizzonte aperto sarebbe stato
sempre lì, un invito ad andare.

La ragazza delle 100 polpette

Sicuramente cento, forse di più.

72 ieri sera, per il Cinebucum. 2 oggi per la mia gatta in ufficio. Una trentina a casa che aspettano di capire il loro destino, perché io adoro le polpette, ma forse mangiarle anche questa sera è un po' troppo...

Insomma, ieri mi son fatta prendere la mano, che io per 12 persone non avevo mai cucinato in vita mia, e non ho grande occhio per le quantità!

Però buone, morbide, un misto di carne, uova e ricordi, perché quelle polpette io ho imparato a farle dalla zia di Marcello, tra le chiacchiere fitte fitte in leccese e l'acquolina in bocca di quegli anni lì.

E da allora sono le mie polpette, ed insegno a farle a tutti quelli che conosco, perché per me sono le polpette di casa mia, dove tutti hanno una zia o una nonna che in cucina preparano polpette.

Ecco, con questo post qui parto in anticipo per il mio weekend a casa, ed allungo anche un po' fino al Salento, "non sai?" E mi invito a pranzo nelle cucine larghe e piene di luce, e racconto ad una signora gentile che le sue polpette hanno fatto furore e mi scuso se vado via prima del caffè, che qui a Milano la pausa pranzo è così breve...

Lila goes to...

Questa mattina tutto sembra essere spolverato di zucchero a velo e velluto.

E non c'è niente che possa rovinarmi la voglia di mettermi al sole in pausa pranzo, di mangiare le verdure cotte al vapore della nuova vaporiera, di tornare a casa ed entrare nella doccia, portando il miscelatore sul freddo, freddo che più freddo non si può, perché a me la doccia piace farla così, in qualunque stagione.

Sono in uno stato di grazia, non ho ancora combinato molto, se non sorridere al pacchettino che si è materializzato sulla mia scrivania, con un libro che non conosco, una dedica e due fogli scritti con una grafia curata.

Ho voglia di stringhe di liquirizia, di gironzolare per la città prima di sera e di andare.

Dove? Mi piacerebbe che qualcuno mi regalasse una destinazione, dove poter partire senza valigia, con un libro, un biglietto per il treno, le ballerine e un pacchetto di wafer al latte.

Perché domani potrei anche anticipare il ponte e partire, per poche ore, con la Su che scodinzola già all'idea.

24 aprile, 2007

Update

Fab, dopo l'insalata di cipolla, mi ha preparato le fragole con le banane. Ma non fragole e banane così. Buonissime, romanticissime.

Che, se non dovessi pensare al ruolo da duro che lui gioca con il mondo, potrei postare la foto, delle mie fragole e banane di stasera...

Ah, le fragole con le banane.

Dedicato all'insalata alla cipolla del Fab

Cipolla, anfora luminosa,
petalo a petalo
si formò la tua bellezza,
squame di cristallo ti accrebbero
e nel segreto della terra oscura
si arrotondò il tuo ventre di rugiada.
Sotto la terra
fu il miracolo
e quando apparve
il tuo rozzo stelo verde,
e nacquero
le tue foglie come spade nell'orto,
la terra accumulò il suo potere
mostrando la tua nuda trasparenza,
e come in Afrodite il mar remoto
duplicò la magnolia
innalzando i suoi seni,
così ti fece,
cipolla,
chiara come un pianeta,
e destinata a brillare,
costellazione costante,
rotonda rosa d'acqua,
sulla tavola della povera gente.
Generosa
disfi
il tuo globo di freschezza
nella consumazione fervente della pentola,
e la parete di cristallo
al calore acceso dell'oliosi trasforma in arricciata penna d'oro.
Anche ricorderò come feconda
la tua influenza l'amor dell'insalata,
e sembra che il cielo contribuisca
dandoti fine forma di grandine
a celebrare la tua chiarità sminuzzata
sugli emisferi di un pomodoro.
Ma alla portata delle mani del popolo,
innaffiata di olio,
spolverata con un po' di sale,
uccidi la fame
dell'operaio nella dura strada.
Stella dei poveri,
fata madrina
avvolta in delicata carta,
esci dal suolo,
eterna, intatta, pura
come seme d'astro,
e nel tagliarti
il coltello in cucina
sale l'unica lacrima
senza pena.
Io ho cantato quanto esiste, cipolla,
ma per me tu sei più bella
di un uccello dalle penne abbaglianti,
sei per i miei occhi
globo celeste, coppa di platino,
danza immobile
di anemone niveo,
e vive la fragranza della terra
nella tua natura cristallina.

Pablo Neruda
Ode alla Cipolla

Ecco, mi sento commossa, poetica e grata alla vita, anche se saprò per dieci giorni di cipolla e se principi e cavalieri cadranno svenuti al mio passaggio.

19 aprile, 2007

Lila at lunch

Eccolo, il magone di metà mattina.

Dovrei andare a New York, con il Fab che fa lo scrittore promettente e squattrinato, un gatto senza nome e una casa senza mobili.

... ma non saprei chiamare i taxi fischiando, con un cappello a tesa larga e gli occhiali da sole...

No, quello che vorrei è un vaso di ranuncoli, una bottiglia di vino rosso, un cd di Tom Waits e laTita a pranzo con me.

L'ho chiamata, un attimo fa, in questa ora strana per chiamare un'amica, mentre lei dava la pappa alla sua bimba ed intanto pensava a quale busta knorr preparare per sè. La mia Tita che mangia schifezze, la mia Tita che si fa crescere i capelli, la mia Tita che non ci credo che è diventata mamma.

Bella, la mia amica che sa di mare e di campagna.

18 aprile, 2007

PinkLila



Ho avuto due regali dal mio amore viaggiatore, per scacciar via le notti solitarie e la paura del buio. Rosa. Bellissimi. Frivoli. Futili. Una scatola di latta per le calze ed una borsina per le spazzole, lo spazzolino ed il mio mascara. :)

GreenLila

Si sono radunate di notte. Hanno chiamato i vecchi stregoni, per un sabba verde. Hanno danzato, libere dal cemento, senza curarsi delle macchine parcheggiate, attente solo a non disturbare i nidi, a non svegliare le formiche.

Ieri mattina erano rami ancora spogli, vedevi le foglie compresse in guaine strette, troppo strette ormai, busti da vecchie zitelle un po’ peutulanti, quelle che hanno sempre una mentina e un fazzoletto di lino in una borsa di lucertola nera.

Hanno danzato, scuotendo le teste che oggi sono cappelli di un verde che se non esistesse non ci sarebbe niente per immaginare il verde.

Ed oggi le vedi, orgogliose dei loro vestiti nuovi, che oscillano nel sole.

Le foglie dell’acero raccontano di bambini e biciclette, quelle della quercia di fortini e battaglie con pallottole di fango, le betulle dell’amore triste di un merlo.

E ridono sotto i temporali, e si fanno fare il solletico dalle nuvole, e non hanno paura di niente, nemmeno dei bruchi, forse solo un po’ della grandine, che spoglia e umilia come un tradimento.

Credo davvero che non dovrei far altro che prendere un vecchio plaid di lana, scozzese e un po’ ruvido, e sdraiarmi alla loro ombra, e stare zitta, spegnere il telefono, chiudere gli occhi e aspettare di diventare meno grigetta anche io, più verde e bella.

16 aprile, 2007

Cose

Cose che sono successe, cose che succedono, cose che forse succederanno.

Cose. Piccole, come comprare un paio di scarpe e commuoversi per un film, così.

Cose microscopiche, come confrontare i ricordi, e a me sembra di ricevere regali inaspettati e preziosi, perché nessuno mi ha mai regalato ricordi comuni.

Cose che mi fanno arrivare a sera stanca, e vorrei scrivere cose diverse, ma il letto canta come una sirena, mi invita, mi inebria, e io mi arrendo, eccomi, arrivo, lascio stare tutto, non spengo nemmeno la luce, non mi tolgo neanche gli occhiali, mi sono solo tolta le scarpe.

Cose che stanno in un sacchetto, un libro, tre film, e una borsa insospettabile.

Cose che profumano, di pulito, di latte, di fiori, di pensieri, di sole, di vino, di capelli, di carta, di niente, di caffè, di lenzuola, di basilico, di pasta lievitata, di metallo, di cuoio, di freddo, di sorrisi, di una scatola che contiene settantaquattro bustine di diversi tè, da dolcificare a piacere con miele e parole.

13 aprile, 2007

Pensieri, ombrelli persi, orecchini spaiati e baci non dati

Oggi in macchina ho pensato ad un incipit di un racconto che mi piacerbbe scrivere. Chissà perché i migliori incipit li penso nella mia Smart, quando non ho né carta né penna né divano.

Probabilmente capita a tutti così, e ci sono migliaia di splendidi pensieri legati ai bordi di un marciapiede, fermi alla fermata del tram, in attesa che qualcuno li recuperi e li porti in un quaderno, in un blog, tra le parole che aspettano pazienti.

Qualcuno di loro finisce sotto una macchina, purtroppo, mentre la biondina al volante pensa che deve preparare la cena, e l'uomo con il naso grosso che deve tornare a casa a correggere i compiti di matematica di seconda media e passare in farmacia, e quella signora nervosa che deve dire al fidanzato che aspettano due gemelli.

Pensieri così, toerie di pensieri, come direbbe il Fab.

Dove vanno i pensieri, una volta pensati? Diventano vapore acqueo, si dissolvono, si posano come una leggera polvere sull’erba ad aspettare un temporale? Vagano?

Forse si imbarcano su qualche volo di linea, insieme a tutti gli ombrelli persi e gli orecchini spaiati e i baci non dati.

Probabilmente si riconoscono: "...ma tu sei “ho finito i limoni”, ciao io sono "vorrei avere le ciglia così lunghe”, prendi lo stesso volo?", mentre guardano con desiderio quei pensieri che sono diventati parole, quelli che sono addirittura parole che non si dimenticano e quelli che ora sono inchiostro viola su un quadernino.

Ecco, io li accompagnerei all'aeroporto tutti questi pensieri, e direi loro di salutare per me il mio ombrello rosso e quel meraviglioso orecchino con le perline verdi che ho perso a tredici anni.

(E dite ai baci che non ho dato che. Dite loro che. Dite questo. Loro capiranno).

Sono giorni che

Ci sono alcuni giorni in cui senti che sei tu a decidere quello che sei, come sei e come sarai.

Sono molto fiera di aver raccolto tutte le meravigliose schifezze dolci arrivate in ufficio in un sacchetto, e di averle regalate al figlio della portinaia (il dolcetto pan di stelle del mulino bianco, mai assaggiato ma così bello, a dir il vero, mi mancherà tantissimo).

Sono fiera di non aver ceduto alla pigrizia, stamattina, e di aver visto un cagnone tutto nero giocare nel cortile alle 7 di mattina, come se la giornata non potesse che essere meravigliosa, per lui e per tutto il mondo.

Sono fiera di una nuova consapevolezza.

Sono fiera di molte cose. E sono perplessa per tante altre, così perplessa che ho chiesto al Fab di aspettare che mi arrivassero le parole, ed intanto di darmi baci.

Sono giorni in cui l'unica cosa sensata sarebbe mettersi al sole, a dormicchiare, ad arrotolare il tempo sulla pelle, a canticchiare a bassa voce, a camminare in mezzo a fontane per non bagnarsi, o per bagnarsi, ma con il sorriso.

Sarebbero giorni di libri, di cose da organizzare, di desideri, del cioccolato di quel coniglietto al latte che mi guarda grato, con quel suo fare saggio (eh no!, lui non sono riuscita a regalarlo, mi guardava...)

03 aprile, 2007

Se vuole può averlo gratis...

Buffo, eh.

Pranzo con Fab, e già mi piace. Un bel calduccio fuori, ed i tulipani di tutti i colori, e mi piace ancora di più. Giretto da Feltrinelli? Bellissimo.

Poi arrivo alla cassa, ed un ragazzo occhialuto mi sorride e mi dice che quello che ho comprato posso averlo gratis. Perché io ho una tessera blu magica che si ricarica da sola, forse...

Io non so perché, ma la mia tessera ha condizioni speciali, che in un momento di sana onestà ho anche tentato di scoprire... poi ho smesso di chiedermelo, ed ora questa tessera blu magica è il mio tesoro! :)

- 4!

Giornali frivoli, il miglior marocchino della storia dei marocchini, Feltrinelli, serata di progetti con Paola che aspetta un bambino.

Gli ovetti kinder da aprire con mio cugino, il broncio con mia zia perché io non voglio l'agnello. Vedere le scarpe nuove di mia mamma ed accoccolarmi vicino a papà, e regalare a mia nonna l'ultimo giallo che ho letto. Andare al cinema con Silvietto che è diventato ingegnere alla Normale e far correre Pillo al parco.

Ho voglia di tornare a casa. Ho voglia di mare. Di quello arrabbiato in questo aprile strano per la Puglia, che ulula, e tu puoi star lì, ad ascoltarlo senza cercare di consolarlo, che a volte urlare è necessario.

Tre libri nuovi per quattro giorni, metti che uno non mi piaccia? L'ipod che mi preparerà Fab per il viaggio, con i Baustelle ed i Pearl Jam.

Passeggiare per le strade del luogo a cui appartengo, da sempre e per sempre.

Cose così.

02 aprile, 2007

Merde

Questa notte ho sognato di trasferirmi a Parigi, in uno di quei sottotetti che hanno solo le città europee.

Ora sono sveglia, ma provo ancora ad immaginarmi camminare ogni giorno sui viali. Provo a vedermici e mi ci vedo. Provo ad immaginarmi tornare ogni sabato dal mercato con le verdure, i capperi sotto sale per il Fab, i lupini, il pane sotto il braccio.

c'est où le marché ici? où? où? trop compliqué s'imaginer une vie. une maison. sortir le samedi. manger. boir. faire la cuisine.

Mi organizzo mentalmente il trasloco lontano. Sarà facile, già mi vedo mettere fogli di giornale intorno alle mie cose preziose, ancora una volta. Già mi vedo selezionare i libri di cui non posso fare a meno, scegliendone troppi più del necessario e portare almeno 10 delle mie scatole di latta. Mi dico che quella rossa dei cioccolatini andrebbe bene su un comodino, se mai ne dovessi avere uno.

Va bene, mi dico. "casa è dove ci sono i miei libri" ha detto ieri il Pier. Se porto i miei libri, posso vivere a Parigi. E finisco per desiderarlo davvero...

merde.

Oggi il mio alter-ego ha la erre moscia.

31 marzo, 2007

Un capello bianco

Cioè, in realtà, più di uno.

Un ciuffettino di capelli candidi, bellissimi. I primi, spuntati in via Carducci dopo lo spavento più grande della mia vita, accolti con il sobrio ma indiscutibile orgoglio dell'eroe ferito in battaglia.

Che poi io, tra 40 anni, vorrei una chioma candida e un rossetto scarlatto. Per ora mi devo accontentare di circa dieci capelli nivei e di un luccicalabbra trasparente.

Mi guardo in giro e vedo donne meravigliose con teste che non hanno mai conosciuto una ricrescita e donne grottesche con i capelli corvini e i lineamenti artefatti o le donne del compromesso, nei colori del miele e dell'età. E tutte le ragazze che stanno sperimentando, che inventano tutte le variabili variazioni cromatiche.

E in mezzo ci sono io, con il mio hennè che, non si sa perché, lascia sempre fuori i miei dieci gioielli. Mi chiameranno la ragazza con un meraviglioso ciuffo di capelli color fogli non scritti, che un giorno ha incontrato un ragazzo con delle parole meravigliose da scrivere sul bianco di capelli, di pensieri di respiri e di giorni da intrecciare.

30 marzo, 2007

Raccolta punti



Lo so, si può essere contenti per mille motivi più importanti... ma io sono contenta come la polenta con il gorgonzola (citazione!) per la mia raccolta punti completa.

Ho gongolato per metà pomeriggio, dopo aver ritagliato, incollato, compilato e spedito il modulo. Entro il 31 marzo, anzi, un giorno prima. Dopo aver mangiato per due mesi granetti integrali, dopo aver litigato con il Fab che mi ha rubato i raggianti, dopo aver chiesto a mezzo mondo di mangiare fette biscottate e grissini...

Perché è la prima volta nella mia vita che completo qualcosa del genere!

Proprio io, io che sono l'incostanza fatta Liletta, io che da bimba non ho mai avuto i regali del Mulino Bianco perché avevo l'acetone e non potevo mangiare le merendine, né quelli dei formaggini perché a me piaceva il formaggio vero, né, dopo, quelli del supermercato perché non decido mai cosa scegliere, né quelli della benzina, né quelli del telefonino perché mi dimentico di contarli...

Io che non ero capace di completare neppure gli album delle figurine ed ora ho pacchi interi di vecchi album incompleti, io che senza Marcello non avrei mai completato un puzzle, io che non potrei mai giocare ai giochi del Fab perché non completerei mai i diversi livelli...

Io che so portare a termine solo le cose che hanno a che fare con lo studio, perché lì sono un fulmine di guerra, io che mi annoio e cambio idea così spesso...

Ecco, io, oggi, ho spedito la mia raccolta punti completa. Ed avrò un portapane di legno bellissimo, anche se non compriamo mai il pane e se non voglio vedere un granetto per i prossimi dieci anni... :)


23 marzo, 2007

Perché io sono mancina!

Ho trovato una penna stilografica ed ha perfino l'inchiostro viola!

Scrivo malissimo, sembrano scarabocchi, scrivo da mancina, devo scrivere con il quaderno inclinato per non portare a spasso l'inchiostro.

Ha un ritmo diverso, un respiro diverso, la stilografica.

Mi ricordo, in terza elementare, quando diventare grandi significava abbandonare la matita e passare a una pelikan con le cartucce blu. Mi ricordo la mia maestra Pietra che ha tentato di dirmi "usa la manina bella! non quella lì, che ti sporchi..."

Ed io oggi per protesta e per nostalgia, provo a scrivere di nuovo con la sinistra, dopo anni anni luce, e con una penna difficilissima da usare.

Mi piace appartenere a una minoranza, ed essere mancina è una meravigliosa minoranza. Non siamo capiti, di solito. Non esiste un coltello per il pesce, le forbici sono un disastro, se mangio la pizza in una tavolata mi devo sedere a fine tavolo...

Anything left handed, ecco la mia prossima meta.

Guardo la mia mano sinistra e mi viene da sorridere.

20 marzo, 2007

Oggi...

Mi sento come la buccia di un caco acerbo
ruvida
al tatto
al gusto.
Non voglio che nessuno mi sbucci.

Anche se per aspettare la primavera il mio blog si è colorato di verde.

02 marzo, 2007

Unformal Friday

I pomeriggi luminosi sono così, mi fanno perdere, pensare, fare sospiri grossi.

Mi fanno innamorare questi pomeriggi qui, perché non mi sono dimenticata come ci si innamora.

Si casca, si inciampa, si perde l'equilibrio e si cade sul marciapiede sbucciandosi il ginocchio, ci si schianta per terra sui sassi e si rimane storditi, all'improvviso.

Stupiti. Luminosi, persi, pensierosi, fra sospiri grossi.

...magari un giorno saremo sdraiati in un prato e tu, con la testa appoggiata sulla mia pancetta, ascolterai un giovane affascinante con gli occhiali che leggerà solo per te, e ci sarà un ragazzino che correrà dietro un pallone e chiederà la tua attenzione, ed una bimba si guarderà felice le sue scarpette nuove...

19 febbraio, 2007

Ho una papera, che si chiama...



adopt your own virtual pet!

Welcome back

Profumo di fiori, lavanda, candeggina e anticalcare.

Dopo numerosi giorni di latitanza dalle cure domestiche, ho messo una mano sul cuore e l’altra sulla spugna. Ho le dita dure e l’animo molle, una chimica che brucia l’epidermide.

Ma sono contenta. Ed è ora di tornare anche al mio blog.

15 gennaio, 2007

Perdindirindina

Ci sono periodi in cui poche cose mi fanno sentire "spensierata", come se fosse estate e di fronte a me ci fosse il mare. Come se ci fosse il vento e portasse via i pensieri.

Fab che canta, la sera in macchina.

Lui canta felice e mi sorride, nel riflesso delle stelle gialle che ci sono intorno al cartello luminoso di Euronics. Lui canta stonato e mi stringe forte la mano. Lui canta, canta, canta e mi racconta le parole delle canzoni che ascoltava a quattordici anni.

Mentre corriamo veloci verso casa, mentre muoio dal desiderio di tornare indietro e ricominciare a cantare, tutta la notte.

Ecco a cosa penso, guardando dalla finestra il cielo di lana cotta di oggi, con il profumo di mandarino sulle mani ed un po' di freddo, mentre accarezzo la pelle dei miei pensieri.

09 gennaio, 2007

laLila oggi

Mi sentivo preziosa e pericolosa, inoffensiva e mortale, silenziosa e irrequieta, odiosa e felice, dolce e corrosiva, insignificante e rara, pura e sorprendente, insidiosa e paziente, musicale e cacofonica, ma al di là di tutto (…) mi sentivo invulnerabile.

Amélie Nothomb
Métaphysique des tubes

04 gennaio, 2007

Lila nel pentagramma

Sarà che il nostro viaggio è stato bellissimo, sarà che è il primo anno della mia vita che lavoro il 4 gennaio, sarà che era così irruente il mare del nord, sarà che c'era lo champagne, il vento, il mio amore, sarà che amo passeggiare nelle stradine, nei viali, lungo i canali.

Sarà che il cioccolato era buonissimo...

Ma oggi sono in tono minore.
Un po' mi bemolle.
Letta in chiave di basso.

Dovrei arrotolarmi nel mio piumone, e ricominciare da capo, oggi.

25 dicembre, 2006

22 dicembre, 2006

21 dicembre, 2006

Benvenuto inverno

ON AIR:

Chanson juste pour toi,
Chanson un peu triste je crois,
Trois temps de mots froissées,
Quelques notes et tous mes regrets,
Tous mes regrets de nous deux,
Sont au bout de mes doigts,
Comme do, ré, mi, fa, sol, la, si, do.
C'est une chanson d'amour fané,
Comme celle que tu fredonnais,
Trois fois rien de nos vies,
Trois fois rien comme cette mélodie,
Ce qu'il reste de nous deux,
Est au creux de ma voix,
Comme do, ré, mi, fa, sol, la, si, do.
C'est une chanson en souvenir
pour ne pas s'oublier sans rien dire
S'oublier sans rien dire

Questa canzone in un itunes non mio, con l'inverno che arriva in una giornata di sole, di cielo azzurro e di freddo che mi fa rabbrividire nella mia sciarpa colorata. Va bene, per dire benvenuto all'inverno, lui che arriva cantando do, ré, mi, fa, sol, la, si, do...

laLila, tra due citazioni

“(…) Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo”.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello

Vorrei implodere per un istante
e poi riaprirmi come una ginestra
in silenzio
sotto le stelle.
Questo, mi fai tu.

“(…) E’ una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima”.
David Grossman, Che tu sia per me il coltello

15 dicembre, 2006

Lila in the morning

Stamattina sentivo scorrere dentro e affianco la città, camminando nel sole fino a Porta Venezia.

Le case, i portieri in divisa che lavano il pavimento di marmo, le mamme bionde che portano i figli all'asilo, le commesse ancora tranquille, i signori eleganti che si sistemano la sciarpa appena usciti dal bar.

Ed io che passeggio alle dieci di un venerdì mattina, con la mia bella borsa con i miei tesori. Il taccuino francese che mi ha regalato la Su, le mentine, le chiavi, le penne di Muji. Qualche biglietto del bus scaduto, il libro preso e abbandonato più volte, un elastico blu di spugna e cianfrusaglie dei giorni passati.

Cercavo la casa con i fenicotteri rosa in giardino, sembra ce ne sia una a Milano. Ma si può?

Ed ora, dopo la passeggiata, ho voglia di un camino e di un tarallo. Mentre il biglietto per il prossimo viaggio riposa nel cassetto, un po' in attesa anche lui di sapere cosa succede.

29 novembre, 2006

Fullness

Sono giorni pieni come un uovo sodo, densi densi di cose da fare, da pensare, sistemare, soppesare.

Sono giorni pieni, pieni del primo freddo che sa di inverno, di piogge sul lago, tuoni e temporali, di telefonate brevi, di messaggi a cui non rispondo. Di voglia di partire e di dormire fino a tardi al mattino, allacciata alle spalle del Fab.

Di pizza, di cene fuori e vino rosso rubino, di saudade e di tenerezza.

25 novembre, 2006

Sabato

Oggi è uno di quei pomeriggi in cui mi manca la mia amica Silvana, laTita dei miei anni di scuola. Passerei a prenderla ed andremmo sul mare, con due birre e il primo freddo dell'inverno.

Rideremmo di gusto, la mia risata e la sua, tosse di allegria e perduta spensieratezza.

Tita, siamo proprio amiche io e te, non vedo l'ora di dirtelo di fronte al mare, con la mia anima incastrata nella tua.

24 novembre, 2006

Venerdì

Vorrei sigillare in tante scatole perfette, tutte uguali, certi pensieri spigolosi. Le riporrei tutte in pila in un angolo buio e nascosto, sotto una scala o in una soffitta. E continuerei a riempire i miei spazi di luce e tulipani.

Oggi è una di quelle giornate grigie senza mezzi toni, né compromessi, in cui mi verrebbe voglia di buttare un tubetto di azzurro nel cielo, come si fa per i quadri.

Vorrei rompere con un dito questo bianco monotono che c’è nell’aria, come crepe squisite di creme brulée.

Vorrei accocolarmi, gatta, sul divano, accanto alle gambe di flanella mille colori di mamma, ed andare con lei a comprare il pane e le mele rosse che ci sono sempre nella sua cucina.

Già lo so che sarebbe bellissimo e irripetibile il mio mare, in quel silenzio invernale e burbero dell'ora di pranzo, in cui tutti, lì, tornano a casa per cucinare, sotto i cumuli di foglie rosse, con l’autunno ancora abbracciato ai muri delle case.

21 novembre, 2006

La mostra dei vincitori!


Ecco la mia foto in compagnia! :)

11 novembre, 2006

laLila impara


... eccomi a scuola di blog, seduta con laSu ad un tavolaccio di legno, per imparare un po' in un laboratorio alla Triennale.

Ed invece, la prima cosa che ho imparato è la "wayback machine", una specie di macchina del tempo che fa rinascere le vecchie versioni dei siti, quelle degli anni passati, quelle che ci siamo dimenticati, quelle che ora fanno tenerezza.

Come guardare le foto di quando eri piccola negli album a casa di mamma e papà, quelle sbiadite e fuori moda, quelle che non puoi non ridere vedendo il taglio dei capelli che allora ti piaceva tanto.

Come ritrovare i diari del liceo, con gli adesivi che oggi non si trovano più.

Ed io ho cercato e trovato il vecchio sito del Fab, con un camioncino giallo che arriva ed il logo che tra un po' non useranno più.

E mi sono intenerita. E mi sto divertendo... :)

08 novembre, 2006

Chi mi ama e chi no

I vecchietti, quasi tutti i fornai, i commessi dei grandi magazzini ed i parrucchieri, i cani degli amici o amiche. Questi mi amano. Ed anche le mamme, le puttane che lavorano di fronte al mio ufficio, gli stampini dei dolci ed i piccoli oggetti che si fanno trovare solo da me.

Meno gli spigoli delle porte, i tappeti, gli autisti degli autobus, un po' di più i tassisti.

Non mi amano affatto le buche, i coltelli, il prezzemolo ed il kebab che mi sporca sempre la giacca. Non mi vogliono bene le discoteche e i negozi di televisioni, dove mi gira sempre la testa.

Mi odiano i peperoni. L'aspirina, se potesse, mi ucciderebbe.

Mi amano da morire il legno, il piumone e le tazze di the caldo.

Mi vuole bene il mio blog, di cui sto avendo più cura..

07 novembre, 2006

Desiderata



Have money to spend just on anything! Then, how about buying a town of your. Giving it thought, already, then here is your chance of owning one. This small French town was built on the ruins of a Roman settlement. The village has 5 buildings in total and the next inhabited village is only just down the road. So, you can plan the things and set it up just like you love to do in Caesar games. The town features about 150 m2 of living space and land of 5,000 m2. The town is for sale for a price of $326,619.

Ecco, ognuno può sognare quello che vuole, no?

Io vorrei comprare questo villaggetto francese, e viverci con le persone che amo, e sentirmi la regina del castello, e dire la MIA città, ed insomma... è anche in saldo... e costa meno di un attico a Milano...

LO VOGLIO, LO VOGLIO, LO VOGLIO!!! ;)

06 novembre, 2006

Chi viene con me?

Ci sono periodi in cui ho una strana irrequietezza, voglia di fare cose, di partire, di andare, anche non lontano, ma via a cercare cose belle.

Voglia di cinema, di film lunghi, di baci, di amici, di mostre e di gite.

Al cinema e ai baci ci pensa il Fab, ma chi viene con me a Brescia a vedere due mostre imperdibili?

Al Museo di Santa Giulia, c'è Mondrian, prima di tutto.

Un Mondrian che si farà piacere anche dal mio fidanzato che non ama Mondrian, ed ecco perché...

Più o meno 80 opere che arrivano dal Gemeentemuseum dell’Aia e che raccontano l'intera evoluzione, tutto il percorso che ha portato al periodo astratto, con tutti i pezzetti della sua storia che spiegano il Mondrian figurativo e quasi sconosciuto, il Mondrian dei paesaggi, il Mondrian che sperimenta stili diversi e li abbandona quando non lo convincono più, il Mondrian che parte dalla Scuola dell’Aia e pian piano riduce i paesaggi a colori e forme ed arriva al Luminismo della serie degli alberi, il Mondrian che amava Disneyland come laLila ed il jazz come il mio amico colto.

Poi, sempre al Museo di Santa Giulia, c'è la storia del paesaggio moderno in Europa.

C'è Turner, gente, il mio Turner, quello che l'ultima volta che sono andata a Londra mi ha rapito per un pomeriggio intero.

C'è Constable.

C'è l'Accademia francese ed il primo plein-air.

E poi ci sono gli Impressionisti, quelli famosi. :)

300 opere, circa.

Chi viene con me?!

I miei BUONISSIMI Muffin

Ingredienti

Farina: 200 gr
Zucchero: 150 gr
Lievito: 2 cucchiaini
Latte: 250 ml
Burro fuso: 250 ml (anche solo 100 ml, se li fai light!)
Uovo: 1
Essenza di vaniglia: 1/2 cucchiaino
Gocce di cioccolato fondente: 120 gr

Preparazione

Riscalda il forno a 180° ed imburra bene le teglie con gli stampini (Esselunga), oppure metti in ogni stampino un pirottino (Esselunga).

In un recipiente lavora la farina, lo zucchero, il lievito ed un pizzico di sale. In una ciotolina mescola il latte, il burro fuso, l’uovo (che hai sbattuto prima fino a renderlo spumoso) e la vaniglia.

Forma una fontana nel centro del composto di farina e versa la crema di latte, mescolando finché gli ingredienti si saranno amalgamati. L'impasto deve rimanere granuloso, quindi non lavorarlo troppo a lungo.

Trasferisci l'impasto negli stampini, riempendoli per 3/4 ed incorpora delicatamente le gocce di cioccolato sulla superficie (se si mescolano all’impasto prima, poi vanno tutti sul fondo!).

Inforna per 20 minuti. Quando sono tiepidi, ricoprili di zucchero a velo.

Alcune varianti dolci

Aggiungi all’impasto:

- una mela grattugiata e un cucchiaino di cannella;
- una manciata di noci tritate grossolanamente o dell’uvetta;
- 120 gr di mirtilli freschi.

Se usi i mirtilli freschi, lavali ie asciugali con carta assorbente.
Mettili in una ciotola e mescolali allo zucchero.

Bologna-Milano

Ieri, a Bologna, sono stata bene come se fossi sul divano di casa mia, con la torta di mele, il pranzo della domenica, le chiacchiere svagate e un po' sonnolente del pomeriggio.

Ieri, la notte, tra Bologna e Milano si è allungata veloce, è durata pochissimo rispetto a quello che mi ricordavo, io che prima prendevo spesso il treno per arrivare a Milano. Era un viaggio lungo tutto la costa, e l'ultimo pezzo non finiva più, Bologna era lontanissima da Milano per la mia voglia di arrivare, per i miei regali da portare, per quello che significava arrivare.

Ieri, invece, avevo il libro in borsa ed ho letto solo una pagina, anzi ho quasi dimenticato di averlo portato. Perché c’era da stare concentrati su altro. Sui colori del cielo al tramonto, sul movimento degli alberi, sulle voci, sul profilo del Fab che quando è di profilo ha un naso bellissimo, su cosa cucinare per cena nella nostra cucina.

E' così strano, ma arrivare a Milano, ormai, è arrivare a casa. A casa mia.

A casa nostra.

03 novembre, 2006

laLila disegna


Tutti dovrebbero avere dei pennarelli nuovi così.

E dei blocchi di carta larghi dove lasciare tanto spazio fra una riga e l'altra.

E matite dalla punta sottile.
E pastelli di cera pastosi.
E idee da disegnare e colorare.

Ed un grosso progetto finito e tanta voglia di fare cose allegre e senza senso, disegni, pasticci, fiori, puntini, linee che si incrociano, porcelli rosa ed api. Io vorrei disegnare molto di più...

Gita a Bologna

"Walter Benjamin annotò un giorno che leggere un testo è come sorvolare una città dall’alto, mentre trascriverlo vuol dire calarsi senza garanzie nelle sue strade, perdersi dentro le sue volute, accettare le sue misure del mondo. Se è così, Bologna va trascritta passeggiando, senza leggerne la mappa. E non è detto che nel suo funzionalismo sobrio, nella sua fiera medietà conservatrice, non s’aprano brecce improvvise: l’estate scorsa, alle otto del mattino, sui binari di via Lazzaretto che corrono tra i capannoni fuori Lame, un mio amico giura di aver visto vagabondare un canguro."

Matteo Marchesini
Perdersi a Bologna. Guida insolita e sentimentale

Io, domenica, vado a Bologna, e mi porterò dietro un moleskine se per caso mi venisse voglia di scrivere mentre passeggio, ed avrò i miei occhiali verdi nuovi e belli per cercare i canguri, ed in treno ascolterò la musica del Fab, e mangerò la gramigna con la salsiccia, ed incontrerò il mio amico Gigetto, che mi chiama bimba e mi abbraccia con forza, con uno sguardo obliquo ed un sorriso timido.

Io, domenica, vado di nuovo in gita fuori porta, come piace tanto a me. :)

01 novembre, 2006

Talento

Se c'è una cosa che mi incanta, ovunque io la trovi, è il talento.

Il talento dei miei amici che sanno dar vita ad una scultura da un blocco di materia, che sanno far rivivere la bella Nausicaa su un foglio. Il talento dei violinisiti, che hanno i calli sulle dita e sul collo. Il talento di un chirurgo, perfino quando lo guardo in un telefilm. Il talento nascosto in chi cucina bene le polpette. Il talento dei cani da tartufo.

Il talento che mi innamora in Fab, che ha scritto un racconto pieno, corposo, aggressivo. Che mescola parole nuove alla sua poesia, al suo essere sempre il bambino che odia le sbarre ed i luoghi stretti, alla sua originalità innata.

Lunedì sera sono passata al Trattoir, ed ero certa di trovarlo nell'angolo più nascosto, silenzioso, ma con la sua musica nelle orecchie, con una storia che piaceva prima di tutto a lui, con il sorriso delle sue occasioni importanti, come una giornata intera rubata al lavoro per scrivere, e scrivere e basta. Ha rubato il tempo che a volte gli scorre via, come il "bel Renè" della sua storia.

Ecco, il mio fidanzato mi innamora così.

30 ottobre, 2006

laLila fotografa

Io, poi, alla Maratona Fotografica, mi ero divertita molto, e fa niente se non ho vinto il viaggio a New York.

Tanto l'importante è partecipare, tanto quello che conta è divertirsi, tanto a New York ci andrò con Fab e il mio amico colto...

Ma.

La parte più terrena di me fa i fuochi d'artificio per il fatto che uno dei miei scatti sia stato scelto dalla giuria per essere esposto alla galleria fotografica di Fnac Milano per una mostra sulla Maratona... E ancora di più, al pensiero del libro che pubblicherà le foto della mostra...

Insomma, sono meschina, bieca e terrena, ma sono tanto tanto felice! la cosa buffa però, è che non so ancora quale foto abbiano scelto, dovrò scoprirlo all'ìinaugurazione. :)

29 ottobre, 2006

Cheese Lane

Via dei Formaggi.

Nel mio paese delle meraviglie, è sempre esistita una via dei formaggi.

Una via gialla, lunga e diritta, con piccoli quadratini di formaggi diversi, così non ci si stanca di nessun sapore, con marmellate e mieli, con crostini caldi, con un bicchiere di vino che ne sia all'altezza. C'era perfino una capretta che saltellava allegra davanti a me e al Fab. Ecco, laLila oggi, verso le due del pomeriggio, è diventata Alice, al Salone del Gusto.

Il formaggio per cui ho lasciato il cuore è un gorgonzola allo champagne, buono come solo un altro formaggio nella mia vita, ed ora lottano per il primato nella lista dei miei desiderata. Il gorgonzola di oggi si è sciolto in bocca, morbido e profumato, stupefacente nel retrogusto.

Il formaggio dei miei ricordi, invece, è un formaggio senza nome, preparato in montagna da un vecchio cadorino, con una ricetta semplice e segreta, comprato in paese prima di una salita al più alto rifugio di Auronzo. Era ammorbidito dal calore del sole, aveva riempito lo zaino di un odore terribile, ed era buonissimo, perfetto con i finferli.

Oggi ho cercato quell'omone e il suo formaggio, ma poi ho pensato che lui, così schivo e ruvido, non poteva essere lì.

Ma che meraviglia il giallo paese delle meraviglie dei formaggi...

08 ottobre, 2006

Back Home

LaLila oggi ha dormito un bel po', dopo la stanchezza di questi ultimi dieci giorni, tutti veloci, tutti compressi, fatti di mille cose da fare, di facce nuove, di alberghi senza Fab, di camere da letto a 5 stelle e con la vasca da bagno enorme, di libri in inglese e di test americani...

Insomma, ero davvero stanca, come so essere solo io quando mi si sconvolgono i ritmi, quando non posso leggere i miei libri, quando non ho tempo neanche il sabato per il pisolino, quando non mi faccio alle tre il the alla vaniglia.

Ma oggi ho dormito nella mia coperta speciale, di lana leggera e di milioni di pomeriggi di nanna, ho iniziato un libro, ho visto un film bellissimo, sono andata al parco e adesso non è ancora tardi, posso ancora fare un sacco di cose prima che mi venga sonno.

Il verde degli alberi, questa mattina, era luminoso, era una bolla verde sopra il mio sguardo, e avvolgeva la strada, le panchine, lo strato di foglie vicino ai tronchi. Fab correva, è partito via sorridendo con le sue nike ed è diventato un puntolino.

Io ho cercato la mia castagna matta, perché c'è una maga mia amica che dice che se si trova una castagna matta e la si porta sempre in una tasca, non si può prendere il raffreddore. Ma bisogna trovarla da soli, se no non funziona. Perciò, io, oggi, mentre il mondo intorno a me correva, sudava, faceva stretching, io ero lì, con gli occhi fissi sulle foglie, a cercare la mia castagna, la mia fra tutte.

Fab correva più in su, ma c'era un pezzetto di me che correva con lui, il mio calzino rosso preferito infilato fra le sue stringhe.

27 settembre, 2006

Storiella (... e laLila fa il Project Manager!)

Durante le prime fasi della corsa allo spazio, americani e sovietici gareggiavano disperatamente per essere i primi, per essere i migliori.

La chiave di volta, come spesso accade, consisteva nel raccogliere valide informazioni. La tecnologia doveva essere perfezionata e gli effetti dell’assenza di gravità e di altri fattori non terrestri sugli astronauti dovevano essere studiati e compresi. Gli astronauti avevano un ruolo fondamentale nella ricerca, ed era essenziale che registrassero e controllassero minuziosamente ogni passo degli esperimenti. Erano alle prese con un progetto di ricerca e di intervento fondamentale.

Purtroppo, c’era un grande problema: quando sperimentavano l’assenza di gravità, l’inchiostro delle penne non fluiva e non permetteva ai ricercatori di prendere appunti.

Sembrava che la corsa allo spazio sarebbe stata vinta da chi avesse trovato il modo per aggirare questo problema. Mai prima di allora, nella storia del mondo, la scrittura aveva avuto un ruolo tanto critico ed essenziale.

Il governo degli Stati Uniti investì milioni di dollari in project management, per sviluppare una penna speciale con una piccola pompa, che permise, di lì in avanti, a una generazione di scolari, di scrivere messaggi volgari sui soffitti delle aule e agli astronauti statunitensi di prendere appunti nello spazio.

I sovietici, nel frattempo, risolsero il problema consegnando ai loro astronauti delle matite.

25 settembre, 2006

Fab, Hurt, Rain

Fab oggi è molto romantico.

Mi scrive cose bellissime e mi dice che sono bellissima.
Ascolta una bellissima canzone, che rende bellissima la pioggia.

Ritorniamo a casa in taxi, un iPod in due e pioggia sui finestrini. Lui in ascensore canta a squarciagola, stonato e romantico, con il ciuffo bagnato, come quello di De Andrè.

Ed io naufrago sul mio divano blu, in pigiama blu, canticchiando intonata. :)

Hurt, Johnny Cash

I hurt myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that's real
the needle tears a hole
the old familiar sting
try to kill it all away
but I remember everything
what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
and you could have it all
my empire of dirt

I will let you down
I will make you hurt

I wear this crown of thorns
upon my liar's chair
full of broken thoughts
I cannot repair
beneath the stains of time
the feelings disappear
you are someone else
I am still right here

what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
and you could have it all
my empire of dirt

I will let you down
I will make you hurt

if I could start again
a million miles away
I would keep myself
I would find a way

24 settembre, 2006

Stanca e felice

Domenica.

laLila con la Su (quella che non chiude gli occhi nella foto) partecipa alla Prima Maratona Fotografica. Il mio tema è "Somiglianze e Differenze", quello della Su "Milano in movimento", abbiamo due macchine con lo zoom, due gilet da fotografe con mille tasche, due succhi di frutta al mirtillo.

E' difficile fare le foto, quelle belle davvero, con un tema già dato, in un percorso già segnato, con delle tappe da toccare in orari già decisi, quando hai poi la certezza che saresti molto più brava in una vietta nascosta dove non passa la maratona.

Ma ci siamo divertite da morire, senza salire su un tram neanche una volta. E le focaccine nei punti di ristoro erano buone, ed il the fresco.

Io ho consegnato alle 16.00, piena di dubbi ed insoddisfatta come so essere solo io quando c'è una competizione di qualunque genere.

Dopo, Basquiat, con Fab e Pier, il mio amico colto ;)

Basquiat per me è geniale, con un'arte innata e violenta, fisica ed aggressiva. Urla, Basquiat. Basquiat amava la musica e la moda di Armani, Jimi Hendrix ed Alfred Hitchcock, New York e l'eroina. Ed io, a sei anni, a New York, l'ho visto dipingere. Aveva vent'anni ed era bellissimo.

A New York ci torno, a Natale... promesso.

Somiglianze e differenze





:)

18 settembre, 2006

Pomeriggi distratti

Ci sono pomeriggi come questo. Ti avvicini ai vetri della finestra e il rumore del traffico è un sottofondo monotono e dolce. Le poesie che hai letto a pranzo ti distraggono dal mondo, hai voglia di scrivere e ti prepari un caffè.

In quegli stessi pomeriggi, poi, oltre ad aver voglia di scrivere, hai anche voglia di leggere quello che scrivevi una vita fa, nelle tue agende alte come palazzi, con le penne colorate che si usano a vent'anni. Sarà perché sei stata il weekend nella cameretta a casa dei tuoi, sarà perché le hai intraviste, quelle agende, chiuse ed impolverate nella tua vecchia libreria, ma non hai avuto il tempo di sfogliarle qua e là. Sarà perché a volte ti manca tanto il frugare tra il passato, tra i maglioni di allora, tra le collane di mamma che allora era sempre allegra, tra i pensieri scritti fra i compiti.

Aspetti la sera, quando il traffico fuori sarà un movimento lontano e le poesie che avrai finito di leggere saranno rimaste a circolare intorno alla stanza.

Matrimonio in Puglia

Si è sposata Paola, con le scarpe con il tacco altissimo e le lucciole nei capelli.

Ed il suo matrimonio è stato una festa, bella davvero. 40 amici, un trullo perso tra gli ulivi ed una cena che solo in Puglia si può chiamare cena, con così tanto cibo che ci sono stati due turni di antipasti e tre di dolci.

Mario è un musicista, ed i suoi amici del conservatorio gli hanno regalato la loro musica, ognuno con un concerto che è stato importante per la loro carriera musicale. Una ragazza bionda ha suonato il flauto traverso, il suo migliore amico il violino, e tanti il pianoforte, anche Aurora, la bimba di 6 anni figlia di due musicisti, che somigliava tanto a me da piccola, alle prese con le sonatine di Clementi. Do mi do sol sol, do mi do sol la, fa mi re mi re sol la fa mi do... La bimba manteneva già la posizione corretta della schiena, e le manine erano arcuate nel modo giusto. Chissà se anche lei ha imparato a suonare con una pesca morbida sotto le dita...

La notte prima Mario ha portato Paola nella spiaggetta di San Vito, che, si sa, è un posto dove succedono le magie, e hanno brindato da soli, come un anno fa.

E' bello vedere gli amici felici. Ed io oggi sono tornata a casa con la voglia di riprendere a suonare, per tornare ad essere brava, per tornare a sentire male alle dita come piace a me.

14 settembre, 2006

Piove

Ecco, un pomeriggio così, appena iniziato, mi ricorda i pomeriggi umidi d’autunno di quando andavo al liceo e a quest'ora mi svegliavo dal pisolino per iniziare i compiti.

Il cielo che lentamente cambia colore dietro le finestre. La voglia di the caldo, lo sbadiglio che ancora non è andato via, la mente ancora vaga anche se so già cosa fare per le prossime tre ore. Allora studiavo Fichte, oggi come si costruisce un Pert, ma l'impressione è la stessa.

Ho aperto il quaderno e sistemato le penne, tra un po' inizio.

Ed il pisolino, lo confesso, l'ho fatto anche oggi. Il pisolino più buffo della mia vita, sdraiata sul tappeto di fronte alla porta, così, per terra. Ma quando piove, piove. E se piove, il pomeriggio si fa il pisolino. :)

Lila e Fab



E' ufficiale!
Dopo notti insonni a pensarci su, abbiamo deciso che il nostro anniversario è oggi.
Perché noi, quel 14 settembre, ci siamo baciati la prima volta. :)

Per sicurezza, però, noi festeggiamo dal 10 al 17!

05 settembre, 2006

Ho bisogno di $24,368...

Volkswagen Beetle Barbie

"Grown-up, but still harbor love for your child-age companion "Barbie-doll”, than listen to your heart and get yourself the all-new Volkswagen Beetle Barbie that is decked-up all in pink to accentuate your feminine charm!"

... d'altra parte, io da piccola giocavo con le barbie... e dopo tutti questi giorni con il collare, il mio ego femminile, il mio charm, ha bisogno di una risollevatina!!

:D

03 settembre, 2006

Domenica mattina in casa

Una casa può sembrare un rifugio, dove raccogliere la tua teiera, la tazza preferita, i libri, la spazzola, gli anelli d’argento che poi non metti mai, la sciarpa di seta azzurra: gli oggetti a cui hai deciso di dare un destino, quello di appartenere a te.

A volte capita anche di perdere qualcosa, un maglioncino che portavi sempre con te e che infilavi in ogni borsa, un biglietto con una frase che avevi ricopiato, il fermaglio con i cuori, un temperino di Muji… quelle cose sono le cose sono fuggite dal destino di appartenerti ancora, forse decideranno di tornare per la nostalgia o forse no.

Intanto, in questa domenica mattina di attesa, io aspetto... Che le mie cose perdute ritornino a casa, che arrivino le 12 per poter uscire e che i crostini al gorgonzola siano pronti.

02 settembre, 2006

La biondina si sposa!



Eh già.

Solo alla Lila può succedere di fare amicizia con la svampita che l'ha tamponata...

Ore 11.00, la biondina mi telefona e mi invita ad andare al suo matrimonio, perché "sente" che possiamo diventare amiche!

Allora... non mi sono arrabbiata, le ho detto, tra un CID e l'altro, che aveva una bellissima borsa, abbiamo parlato del sole di settembre e di Formentera ad agosto, ma preferisco, comunque, starle lontana!!!

Bah. A volte mi succedono cose davvero buffe. :)

31 agosto, 2006

So sick...




















Stamattina mi sento malata, dopo una notte in cui ho litigato con il mio adorato materasso ed i cuscini di tutti i tipi che ci sono in questa casa!

Perciò, stamattina, io sono malata. :)

La Ro viene a trovarmi e mi prepara il brodino, magari porta anche un dolcetto... ;)

Frustata e frustrata!

:(

Non sono fatta per essere una damigella elisabettiana!!! E' ufficiale.

Odio il collare ed il colpo di frusta: oggi una zanzara mi ronzava intorno, mentre io mi giravo lenta come un bradipo... e poi sono bloccata in casa, proprio stasera che avevo la mia bella seratina programmata con la Ro... Argh.

Per fortuna nel frigo ci sono i fichi, dolci e maturi, e tra un po' arriva Fab con i viveri e con le coccole.

30 agosto, 2006

Update

laLila si sente una giovane principessa di età elisabettiana...

7 gg a casa e 20 gg con il collare, se resisto. Ero un codice bianco ed ho fatto amicizia con il dottore del pronto soccorso e con l'infermiere che mi faceva il filo, mentre in sala d'attesa un vecchino milanesissimo chiamava la sua casa di riposo per avvisare che aveva avuto un incidente ed una bimba con i codini si faceva mettere a posto il braccio, rotto per imparare ad andare sui pattini (il mese scorso era lì per la gamba, rotta per imparare ad andare in bici) :)

Poi sono uscita con il mio foglietto, la mia prognosi ed il mio codice diventato verde... Il vecchino, intanto, sempre milanesissimo, raccontava ai poliziotti la sua disavventura.

Ora non mi resta che guardare CSI, peccato che non ci sia ER, o meglio ancora, Doctor House!

PUM!




















Gli psicologi americani dicono che oggi è uno dei giorni dell'anno in cui è più facile litigare...

Io non ho ancora litigato con nessuno, ma per non essere da meno, sono stata tamponata da una biondina che si sposa sabato, aveva distrutto ieri lo scooter e oggi aveva voglia di giocare alle macchinine da scontro!

:(

Sono volata via un bel po', ma sono intera, tranne che nell'anima, dove piango e borbotto per la mia bella smartina rossa, tutta rotta e rumoreggiante... Uff.

29 agosto, 2006

Buonanotte! :)

Cercli

Plan ch'e si poi la gnot cence sunsûr
scrivint di scûr la pagjine dai siums
cum man plui lizere dal sofli di diu;

ch'al alci il sium coronis di dolçôr
e che ti dedi la fuarce dal freit,
il polvar e il glaç dal voli de lune;

ach“, dentri la gnot ch'e si consume,
cun mancul fuarce di prime doi vôi
l'olme davûr doman la cjalaràn denant.

CERCHIO. Venga la notte e si posi piano e senza rumore scrivendo di buio la pagina dei sogni con mano più leggera del soffio di dio;
che il sogno alzi corone di dolcezza e che ti porga la forza del freddo, la polvere e il ghiaccio dell'occhio della luna;
qui, dentro la notte che si consuma, con meno forza di prima due occhi l'orma che avevano dietro domani la guarderanno davanti.


Pierluigi Cappello
Dittico

Alle 7 del mattino...


... laLila, con gli occhi ancora chiusi e con i segni del cuscino sulle guance... trova questo: la prova matematica dell'esistenza di Dio, del buon Goedel, inviata nottetempo dal suo folle papà, fisico ed ateo!

Chiaro per tutti, no?! :D

25 agosto, 2006

Il mare della mia estate




















Blu, verde, turchese,
di mille luci.
E bello.

Non trasparente, di più! :)

22 agosto, 2006

Per il mio orso, oggi che sembra primavera :)

“Ehi..Ehi... mi senti? Dì qualcosa“ disse Midori, la testa ancora sepolta nel mio petto. ”Che cosa?”.”Quello che vuoi, purchè sia qualcosa che mi faccia sentire meglio”. ”Sei molto carina”. ”Midori”, suggerì lei, “mettici anche il nome”.”Sei molto carina, Midori”, corressi. ”Molto quanto?”. ”Tanto da far crollare le montagne e prosciugare i mari”. Lei sollevò la testa e mi guardò. ”Sai che le espressioni che usi tu sono assolutamente uniche?”, disse. ”Solo tu mi capisci davvero”, dissi ridendo.
“Dimmi qualcosa di ancora più carino”.
“Mi piaci tanto, Midori”.
“Tanto quanto?”.
“Tanto quanto un orso in primavera”.
“Un orso in primavera?”, chiese lei sollevando di nuovo la testa, "come sarebbe un orso in primavera?”.
“Un orso in primavera... allora, tu stai passeggiando da sola per i campi quando ad un tratto vedi arrivare nella tua direzione un orso adorabile dalla pelliccia vellutata e dagli occhi simpatici, che ti fa: 'senta signorina, non le andrebbe di rotolarsi un po' con me sull'erba?'. Tu e l'orsetto vi abbracciate e giocate a rotolare giù lungo il pendio tutto ricoperto di trifogli per ore e ore. Carino, no?”.
“Carinissimo”.
“Ecco, tu mi piaci tanto così”.


Haruki Murakami

21 agosto, 2006

Cosa guardiamo?



... il nostro piccolo paese tra gli ulivi, e le grotte nascoste lungo la costa, ed il mare... :)

LaLila racconta

Ho scoperto luoghi bellissimi. Giardini rigogliosi e nascosti, la piazza del paese con l’unica piccola trattoria, la strada raccolta che porta dalla chiesa alla chiesetta, la pineta che corre giù al mare.

Le cicale, la sera.

Le barche ormeggiate, le lampare, il silenzio, i profumi, le notti gentili, i giorni ventosi.

Le chiacchiere finchè non arriva il sonno, il caffè in ogni dove.

Le strade in cui perdersi, le regioni che si svolgono l'una dopo l'altra, le colline dolci, il viaggio con il mio amore.

Dalle vacanze bisogna tornare così, felici. :)

Volver

Scorrere l'agenda, un paio di telefonate, un'occhiata alla posta, alle riviste arrivate dagli Stati Uniti. Poi il lavoro vero, con gli occhi ancora pieni del sole delle vacanze ed il naso che si spella...

Ecco cos'è tornare in ufficio, questo posto nuovo che già mi appartiene, che ha i cassetti colmi delle mie cose, la mia mug in dispensa e la soddisfazione di aver realizzato la mia vita di adulta.


Mi sento così a casa che ho perfino innaffiato i gelsomini, accarezzando le foglioline come se potessero sentire che mi dispiace che siano rimasti soli! :)

Dopo le mie "prime" vacanze al sud, dopo il bianco bruciante dei paesini, dopo le gelosie azzurre sempre accostate, dopo gli ulivi, dopo il mare trasparente, dopo la pasta fatta in casa dalle cocche, dopo i giochi del mio cucciolo nascosti tra i cuscini del divano, dopo la mia vita di bimba che mi parla in ogni angolo, eccomi qui...


Con la nostalgia che caccio via e che raccolgo in un istante.

Sono nata al sud per vivere la possibilità di sperimentarmi altrove, se fossi nata a Milano forse non mi sarebbe accaduto mai, ed è bello così. Spostarsi. Volver.

15 luglio, 2006

laLila legge Pietro Colaprico

Da molto tempo non mi capitava di avere un libro così bello.

Per libro bello intendo uno di quelli per cui resti fino a tardi a leggere, o causa del quale fai tardi ad un appuntamento. Nel tragitto in tram, con un libro bello così, non mi seduce la vita sconosciuta degli altri passeggeri, le loro facce, le loro chiacchiere. Non mi giro verso il finestrino a guardare gli alberi, il cielo, le finestre più alte, ma apro il mio libro ed è fatta. Sono dove il libro vuole che io sia.

Il libro che sto leggendo mi sembra che ci sia da sempre.

Fa con me quello che fa l’amore. Mi distrae. E mi concentra.

14 luglio, 2006

"Sogno causato dal volo di un'ape attorno ad una melagrana un secondo prima del risveglio"


Lunedì inizio il mio nuovo lavoro, in un ufficio con le tende rosse e gli spartiti di musica sugli scaffali, misti a manuali di extreme project management,
pubblicazioni della Nasa e giochi tipo Sim City...



In questo bel posto, il logo della società è una melagrana, e nel mio nuovo ufficio ho una stampa di un quadro di Dalì, con il titolo più buffo e più lungo della storia dell'arte...

Mi sa che ci sono tutte le premesse perché io sia felice... :)

"Inventavite"

Deve essere il loro primo appuntamento. Il secondo, al massimo.
Lo intuisco dal loro modo di guardarsi – e di non guardarsi.
Lei parla senza pause e senza domande. Lui ne è rapito. Lei fa gesti ampi e sorride. Lui beve, calmo in apparenza.
Lei si muove sulla sedia, accavalla le gambe, le distende. Lui non guarda nessuno al di là di quel tavolo. Lei risponde al telefono, si alza, torna al tavolo, riprendendo il discorso da dove lo aveva lasciato. Lui è sempre sul punto di fare una domanda che non fa.
Poi…
Poi lei ad un tratto dice “nooo” e si porta le dita alle orecchie. Entrambi precipitano i loro sguardi a terra, sotto al tavolo, nella piazzetta. “Nooo, il mio orecchino!”. Scostano la sedia, cercano a destra, cercano a sinistra, lei si alza, toccandosi il lobo e ripercorre i passi brevi fatti lì vicino durante la telefonata. Lei dice che lo deve assolutamente trovare, che ci tiene tanto, che altrimenti si sentirebbe una buona a nulla, che è la terza cosa preziosa che perde in quella settimana.
Questo orecchino, comunque vadano a finire le cose tra i due, già fa parte della loro storia.

“e ti ricordi quando tu poi hai perso il tuo orecchino?…”

21 giugno, 2006

Al mare, dipinto su un muro di pietra

“Qui il mio gemello lo mare
ha ingigantito la mia libertà”

Anonimo

E dopo questi giorni lenti e morbidi in Salento, nulla mi sembra più vero. :)

13 giugno, 2006

Si parte!


Ecco il primo libro delle vacanze, quello che inizio in aereo, che viene in borsa con me... :)

12 giugno, 2006

Il viaggio, per viaggiare

La felicità ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste.
Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e incominci. O ricominci.
Nessun viaggio è definitivo.

Josè Saramago

dal suo Viaggio in Portogallo, dai ricordi del mio viaggio in Portogallo

Soluzione alternativa...



... ma se poi succede che lanciare r affilate sui muri non basti a far tornare il sorriso sulla Lila, allora basta pensare che, tra qualche giorno, noi saremo al mare, con il vento ed il sole, con le pietre bianche di Otranto, con le palme ed il cielo azzurro, in una casa immersa negli ulivi e con un nome da romanzo, tra i libri di un signore sconosciuto che mi chiama già "bimba"... :)

Quando mi arrabbio

Io quando parlo segno molto la s, ma se mi arrabbio faccio un sacco di r, le lancio fuori, schizzano r cattivissime e si vanno a schiantare, di solito, sulla parete di fronte.

Quando mi arrabbio.

09 giugno, 2006

Inizia a far caldo!

Ed io in un'altra vita devo esser stata un ermellino, perché il caldo non fa per me...

Tipo, ecco cosa vorrei ora:

vorrei nuotare in un bicchiere di martini dimenticato, sentire tutto il corpo freddo e zuccherato, giocare con un'oliva, mettermi con la pancia all'insù, chiudere gli occhi e godermi il sole...

Forse più che un ermellino ero un montanaro alcolizzato... :)

04 giugno, 2006

Domande

Dove va a finire la notte? Dove va a finire l'inverno? Dove vanno a finire le foglie dopo il vento di questi giorni?

Dove vanno a finire le parole, le carezze, i giorni, gli anni. I baci, i vestiti. Le strade. Le case?

Dove vanno a finire i trent'anni dopo il trentunesimo compleanno?

Dove va a finire l'attimo perfetto di felicità, pieno e rotondo, di quando scopri che ci sono dieci motivi per essere amati?

In questo giugno fresco e ventoso, mi infilo sotto il mio pile e cerco, secondo me trovo tutto lì sotto. :)